IL BOSCO DEGLI
INCANTI
percorso emozionale
nella musica celtica d’autore Un viaggio
musicale in un mondo incantato, tra sogno e realtà,
leggende celtiche
e antiche ballate
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RECENSIONI |
Nei tempi degli antichi popoli gli uomini vivevano in armonia con la Natura, la amavano e la rispettavano. Ma cambiò la marea, ed essi volsero le spalle agli spiriti degli Antenati, eppure nel folto degli ultimi boschi, nel sommesso frusciar dell’erba, nel canto notturno del gufo, oltre il tempo, le voci ancora mormorano. Strumenti incantati, voci soavi e danze magiche, melodie che gli Elfi cantano al chiaro di luna GENERE: teatro musicale Autori: Maurizia Vaglio, Anna Maria Panizza, Cattia Salto Musica di Sal Russo e del gruppo Alice Castle Narrazione e danza: a cura di Moonshade DURATA: 90 minuti |
STORIAL’allestimento
è stato realizzato su commissione della Comunità Collinare del Gattinara
nell’ambito del progetto Il Bosco in Città per la Prima edizione della Sagra
del Nebbiolo e del Porcino, ed è stato rappresentato a GATTINARA (prov di
Vercelli) in data 30 settembre 2007.
INTERPRETI: Sal Russo (chitarra acustica, guitar synth), Paola Tecchio (voce, flauti), Walter Matacena (violino), Giulia Rossi (arpa celtica), Cattia Salto (bodhran), Mara Scagli (voce recitante) Cristina Sarasso (danzatrice) Foto HISTORIA VIVENS: vedi La
Comunità collinare voleva letteralmente “portare” il Bosco in città
per costruire con terra, alberi ed arbusti una scenografia naturale nella
quale realizzare un concerto-spettacolo che ricordasse le origini celtiche
di Gattinara. Così il gruppo Alice Castle ha colto l’occasione per
proporre un concerto a tema, un viaggio musicale in un mondo
incantato, tra sogno e realtà, un felice connubio tra Natura e Musica con la
musica a dare voce ai bisbiglii del bosco. Il
gruppo "Alice Castle", sulla scena artistica dal 1997, proiettato
alla rivalutazione e arricchimento della musica popolare, propone
composizioni proprie di ispirazione celtico-medievale, atmosfere fantasy per
sognare mondi incantati ed evocate in una musica dal sapore antico, densa di
suoni magici, di emozioni. Melodie forti e delicate che sussurrano al cuore,
che cullano e commuovono… Poesia, dolcezza, grande sensibilità interpretativa
per una musica d’autore sono già da sempre le caratteristiche salienti del
gruppo che in anni più recenti ha iniziato a proporre spettacoli a tema con
musica, recitazione, danza. L’ideazione
è nata poi da Cattia Salto che ha articolato la musica strumentale scritta da
Sal Russo in un percorso emozionale sul Piccolo Popolo tra racconto,
canto e danza; Cattia ha attinto spunti e suggestioni da leggende celtiche e
antiche ballate, chiedendo la collaborazione di Maurizia Vaglio e Annamaria
Panizza, che hanno contribuito con la loro sensibilità poetica alla
stesura di un testo evocativo; l’intento è stato quello di condividere con
l’ascoltatore, l’idea del risveglio verso una spiritualità più vicina alla
natura. Non
sono morti gli antichi dei, ed i folletti ancora sogghignano nascosti tra le
foglie e dietro i tronchi. Cantano le ultime fate saltando nei ruscelli e
negli stagni con voci argentine. E il padre dai palchi di cervo talora si
mostra tra le ombre del crepuscolo.Ascoltate… Le voci degli antichi ancora
risuonano nel vento, nelle voci dei bambini, nel pulsare del vostro stesso
cuore. Ascoltate… (Maurizia
Vaglio) In
questa prima versione dello spettacolo è stato molto prezioso il contributo
dello staff di Carlo Roffinengo (Feedbach di Vercelli) che ha
progettato un’architettura luci molto d’effetto. Notevole, come sempre,
l’intervento coreutico di Cristina Sarasso che ha ideato le
coreografie delle danze. Il
racconto inizia portando gli spettatori nel tempo del mito: gli “Uomini
della Dea”, provenienti dal Grande Nord, conquistarono tutta l’Irlanda,
ma furono sconfitti dai Celti un popolo dai capelli rossi che arrivava
da Sud e piuttosto che servire i nuovi padroni preferirono ritirarsi in un
luogo inaccessibile, nascosto dalle nebbie e dal velo sicuro
dell’invisibilità; poi un giorno bevvero una bevanda magica e non
invecchiarono più e si chiamarono il Piccolo Popolo. Da
stirpe semi-divina a guardiani di campi e foreste, le fate vivono nel
mondo delle favole e del folklore e nutrono l’immaginazione di chi riesce a
vedere il mondo con gli occhi del bambino, proprio come nel breve racconto di
Annamaria già pubblicato nella Biblioteca celtica del sito WEB
dell’associazione L’ONTANO (vedi) che
ha proseguito la narrazione, sottolineata da una musica lieve e fatata.
Nella
tessitura musicale si sono incastrati anche alcuni brani cantati che già da
alcuni anni il gruppo propone nei suoi concerti: Harp’s tale ovvero la
leggenda di come sia nata l’arpa e Lady Margaret l’antica ballata scozzese
sull’elfo dei Boschi Tam Lin. Il testo proviene direttamente da una
trascrizione cinquecentesca di questa ballata popolare di origine medievale
interpretata dalla musica composta da Sal Russo (vedi). In
Circle life si narra di un'antica leggenda celtica: dall'inizio del mondo un drago,
un grande serpente con ali e corna, giace sepolto sotto il manto della terra.
Suo è il potere che percorre il mondo e affiora più potente, là dove le sue
ossa sono più in superficie. Pietre erette, percorse dal soffio del drago,
guariscono i mali nelle notti di plenilunio, luoghi sacri dove l’incontro di
energie sotterranee crea, un varco tra il Mondo degli Uomini e il Regno delle
Fate. Celtic Spell è stato invece selezionato come brano di chiusura, un’invocazione tratta dalla raccolta “I Carmina Gaelica” stampata in inglese sul finire dell’800 in cui sono stati riportati e tradotti dal gaelico molti sortilegi e invocazioni dell’arte druidica, una trasmissione orale che risaliva ai bardi dell’antica Scozia. Lo spell era un incantesimo e molto probabilmente in origine era accompagnato dal canto, perciò Sal ha scritto una musica suggestiva sulla quale la voce ispirata di Paola trasmette intatto nel tempo un augurio: che la buona sorte ci accompagni. |
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